Acquapendente, 132 km a nord di Roma lungo la Via Cassia, una tappa fondamentale sulla Via Francigena.
Il pellegrino che la visita non può non soffermarsi nella suggestiva cripta romanica, risalente al XII secolo, che racchiude al suo interno l'edicola del Santo Sepolcro, la copia più antica rimasta in Europa dell'originale gerosolimitano.

 

La cripta del S. Sepolcro, consacrata dal Vescovo d’Orvieto Aldobrandino nel 1149, occupa lo spazio sottostante il transetto e l’abside dell’omonima cattedrale. Tipologicamente ad oratorium è divisa da 24 colonne in nove navatelle. Le decorazioni dei capitelli presentano l’espressività tipica dell’arte romanica e sono dominate da figure zoomorfe che si alternano con grandi varietà di soggetti e forme: uccelli, composizioni vegetali, teste d’ariete e volti umani.
Al lato della scalinata di accesso, sono visibili resti di affreschi medievali. Sono riconoscibili: una Natività, le figure di S. Caterina d’Alessandria e di S. Michele Arcangelo, Santa Lucia.

 

Cripta del Santo Sepolcrocon la guida, alla scoperta dei sentieri di Monte Rufeno

Al centro della cripta, una doppia scalinata scavata nella roccia permette di raggiungere l’edicola che riprodurrebbe nelle forme l’originario Santo Sepolcro di Gerusalemme. Al suo interno sono custodite alcune piccole pietre incastonate in una lastra di marmo che, secondo la tradizione, sarebbero state bagnate dal sangue di Cristo durante la Passione, come attesta anche l’iscrizione sul muro di fronte all’apertura dell’edicola stessa. Le reliquie sembra siano state portate ad Acquapendente da cavalieri aquesiani di ritorno dalla prima Crociata e dalla conquista di Gerusalemme, del 1099. La cripta di Acquapendente si distingue per le origini che la legano al Santo Sepolcro di Gerusalemme. La prima volta che Acquapendente viene definita “Gerusalemme” è in un documento del 993 in cui risulta che Ugo Marchese di Toscana donò al Santo Sepolcro in Hierusalem alcuni dei suoi possedimenti. La presenza ad Acquapendente di un monastero intitolato al Santo Sepolcro, la sua posizione strategica lungo la Via Francigena, le reliquie sacre provenienti dalla Terra Santa, oltre al fatto che a quel tempo la città di Gerusalemme era nelle mani della chiesa ortodossa hanno portato gli studiosi ad affermare che la nostra cittadina fosse la vera destinataria di queste donazioni, una sorta di “Gerusalemme trasposta”, la meta del pellegrinaggio e non più una semplice tappa.